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Storie di Fan: Maybe – Cap. 5

Capitolo 5

Cinque minuti dopo erano arrivati sotto casa di lei.
– Corri, corri Je! Ci stiamo inzuppando per bene-
– Dai, sorridi! Mica è così male-
Si affrettarono a entrare in casa, si appoggiarono alla porta dopo averla chiusa e lei iniziò a ridere.
– Cosa ridi?- le chiese lui
– Beh, siamo tronchi dalla punta dei capelli fino alle scarpe. E’ una cosa divertente e siamo anche quì insieme- rispose lei.
– Massì dai, scommetto che questo ti farà ridere di più- disse allora lui e iniziò a farle il solletico sui fianchi.
Lei fece un scatto e iniziò a saltare, urlare e ridere come una matta –Andrea, Andrea, lo sai che soffro tremendamente il solletico! Ti prego smettila-
– Mmmmm- disse lui facendo finta di pensarci e staccando per un attimo le sue mani dai fianchi di lei – NO- e ricominciò a farle il solletico
– Andreaaaa ti prego, ma lo soffri anche tu vero?- chiese lei con aria interrogativa
– Chi io? Noooo-
– Non ci credo- urlò lei senza smettere di ridere
– Ok, solo nei piedi. Anche se me li sfiori poi non riesco proprio a stare fermo, incomincio a ridere e sembro pazzo-
Lei riuscì a divincolarsi dalla sua presa e scappò in cucina, lui senza esitare la seguì. La trovò da un lato dell’ampio tavolo azzurro con un mestolo in mano.
– Stammi lontano, sono armata!- disse lei ridendo e agitando il mestolo
-Oh allora sì che mi fai paura- lui si posizionò dall’altro lato del tavolo e con uno scatto corse a prendere anche lui un mestolo da cucina
– Come hai fatto?- chiese stupita lei
– Ehehehe, adesso anche io sono armato- disse ridendo lui e puntandole il mestolo contro
– Oh non oseresti-
– Jeje ne sei così sicura? Sì che oserei-
– Allora combattiamo- disse in tono solenne lei
-Engard- disse lui citando la scherma
E iniziarono a giocare come bambini: alla lotta con i mestoli, a farsi solletico a vicenda, a rincorrersi per tutta la casa senza mai fermarsi per poi cadere quasi esausti sul divano.
Per la prima volta da quando era entrato lui iniziò a guardarsi intorno,- è una bella casa- pensò. Il divano su cui erano seduti era bianco, luminoso e grande e occupava gran parte della stanza.
– Mi sono divertita,- disse lei – ma hai solo tanta fortuna e perciò voglio la rivincita fra un po’- disse lei iniziando l’argomento.
– Sì, può essere. Anche io mi sono divertito…ma i tuoi non ci sono? Non è che sono da qualche parte e hanno visto tutto il disastro che abbiamo combinato?- chiese lui pensandoci per la prima volta improvvisamente.
– No tranquillo- rispose lei tranquillizzandolo- sono in Grecia!-
– Mmmh, quindi sei a casa da sola?-
– sì-
– Ma potevi dirmelo prima!- disse lui sbuffando- potevamo evitare di bagnarci completamente-
– A me è piaciuto- lei lo abbracciò e lo baciò, poi gli passò una mano tra i capelli per spettinarlo.
Lui sorridendo le chiese – Jeje, posso fare la doccia intanto che aspetto che i miei vestiti si asciughino?-
– Sisi certo- rispose lei – adesso ti faccio vedere dove il bagno.-
– ok perfetto- Lei lo prese per mano e gli diede tutte le indicazioni necessarie poi gli diede un paio di pantaloncini da calcio e una maglia che a lei erano un po’ grandi e quindi a lui sarebbero andati bene.
Poi si ricordò di aver lasciato l’Ipod – Bussò alla porta e chiese- Senti posso entrare due secondi che ho dimenticato una cosa, faccio in fretta-
-Si vai tranquilla, io sto già facendo la doccia- rispose lui
Entrò e cercando l’ipod si sedette sul telecomando di questo che fece partire la musica. –Oh merda- pensò- adesso chissà che canzone sdolcinata parte-
Nell’aria risuonarono le parole della canzone di alex britti “Il tempo va, passano le ore e finalmente faremo l’amore solo una volta o tutta la vita speriamo prima che l’estate sia finita il tempo va, passano le ore vorrei poter non lavare l’odore di questa notte ancora da capire però peccato che dovrà finire”
– Scusa, scusa, scusa mi è partita la musica, non l’ho fatto di proposito è che mi sono seduta sul telecomando.
Lui rise – Stai tranquilla, è sempre bella questa canzone-
Poi aggiunse – Senti Je puoi aprire un pelo la cabina della doccia che ti devo dire una cosa-
-Va bene– rispose un po’incerta, si avvicinòm aprì leggermente la cabina poi sentì una mano che l’afferrava per un braccio e che la trascinava dentro. –Ok- si disse, chiudendo gli occhi – adesso poteva anche svenire, era tutto infinitamente perfetto.

To Be Continued…

TESTI E TRADUZIONI © RIPRODUZIONE RISERVATA

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