Star

Storie di Fan: Maybe – Cap. 12

Capitolo 12

L’acqua era fredda, anzi ghiacciata, ma comunque fantastica.
Appena riemersero, si guardarono per un tempo che a loro sembrò infinito poi dissero contemporaneamente – Mi dispiace-, risero
-Ma non è colpa tua- le disse lui
-Una piccola parte sì- rispose lei
– No ti sbagli è solo mia, sono uno stronzo-
– Su questo siamo d’accordo- rispose sorridendo lei.
– Mah- sbuffò lui trascinandola sott’acqua.
– Non voglio litigare più per delle cagate-
– Pienamente d’accordo, adesso ti va di baciarmi?-
Lui sorrise, la avvicinò a sé e le sussurrò all’orecchio – Lo vuoi sapere un segreto?- lei annuì con la testa – è terribilmente difficile rimanere arrabbiato con te e se fosse stato per me, se non avessimo litigato, ti sarei saltato addosso appena ti ho visto-
Lei sorrise, era stanca di aspettare, voleva quel bacio perchè significava che avevano fatto pace, lo voleva più di qualunque altro bacio avesse mai desiderato.

Come se le avesse appena letto nel pensiero lui la baciò, una, dieci, cento volte e uno strano miscuglio di sensazioni, felicità, eccitazione, amore, le si scatenò dentro: quanto le era mancato tutto questo!
Dietro di loro si sentirono alcune risatine, lei si voltò per cercare con lo sguardo la sua migliore amica, infatti trovò i suoi occhi già puntati su di lei. Sorrideva, aveva già capito tutto, vide lo sguardo furioso di Veronica cercare il suo, ma lo evitò, non ne aveva voglia e altri occhi la guardavano.

Il resto della serata passò normalmente, lei divise il suo tempo tra Denise e Andrea, e ballò, ballò e ballò come le sembrava di non aver mai fatto prima. Che la fortuna fosse dalla sua parte? Sapeva solo che era da tanto tempo che non era così felice.
-Tu vieni via con me- le disse ridendo Andrea.
– Fammi pensare- lei fece finta di sembrare indecisa – Ok, va bene, saluto tutti e poi andiamo-
-Ciao Denise, ci vediamo quando torni. Fatti sentire. Mi mancherai…- le disse, abbracciandola poi aggiunse-… tanto-
-Anche tu. Ti voglio bene.-
-Ciao Paolo, ci si vede- gli disse abbracciando pure lui.
– Certo Jeje, appena puoi- le rispose accennando un sorriso.

Andò avanti con i saluti fermandosi a Veronica che la strattonò per un braccio e le disse con un perfido sorriso – Hai vinto la battaglia, ma la guerra è ancora aperta-
Non si fermò, non si voleva abbassare ai suoi livelli, era felice e sentiva che era la volta buona, non l’avrebbe lasciata scappare per niente al mondo, era il suo momento e nessuno poteva fermarla, finalmente.

-Allora dove andiamo?- gli chiese sorridente lei, salendo sulla moto e infilandosi il casco.
Lui si volto per guardarla e mise il broncio.
– Da quando abbracci “non so come si chiama”?-
– Si chiama Paolo, ce la puoi fare a chiamarlo con il suo nome? E poi è un amico- disse lei ridendo.
– Si lo so, ma dopo se lo chiamo Paolo sembriamo amici e non è così, questa volta te la lascio passare solo perchè sei tu, invece dalla prossima…- le rispose lui lasciando la frase in sospeso.
-Dalla prossima, cosa?-
– Ti dovrai far perdonare- le disse ridendo lui.
– Ho già qualche idea- lei rise…
– Comunque siamo arrivati- lui si fermò davanti a una casa grande grigio chiaro.
– Oddio è casa tua?- chiese stupita lei.
– Non c’eri mai stata?- chiese ancora più stupito lui.
– No, non ho mai fatto parte del tuo giro di amici perfetti-
– La smetti con questa storia?!- rispose lui mentre apriva la porta.
Prima che lei potesse aggiungere altro disse – io non sono perfetto-
-Invece sì, hai mai fatto caso a tutta la gente che frequenti? E’ perfetta, negli schemi.- rispose lei.
– Non è vero- disse andando sulla difensiva, ma poi ammise – forse solo un pochino, comunque io non sono perfetto-
Lei si voltò a guardarlo, si erano seduti su un divano in salotto.
– Invece lo sei, sei perfetto per me- lei sorrise -infatti non ho ancora capito cosa ci fai con una fuori dagli schemi, i tuoi soliti schemi, come me-
– Anche tu sei perfetta per me, tu sei…-non continuò la frase
– Io sono…- ripetè lei.
– Sei luminosa- disse lui trovando l’aggettivo giusto.
– Luminosa?- chiese delusa lei – Ma che aggettivo è?-
Lui la abbracciò poi le rispose -Luminosa, perchè bellissima non basta. Luminosa perchè sei piena di sfumature.-
Lei rimase impressionata, era luminosa, non aveva mai sentito un aggettivo che suonasse meglio.
Poi riprese con il suo tono scherzoso – Sono solo Jessica, una Jessica che ha appena finito il 3 anno di liceo e non sa nemmeno perchè si è iscritta visto che non ha voglia di studiare-
– E va bene, mi va bene-
– Sono solo Jessica che non fa quasi niente tutto il giorno e a casa brontola per non apparecchiare la tavola.-
-Mi va bene-
Lei sorrise, poi continuò.
– Sono isterica…-
– Come tutte le ragazze-
– ….molto lunatica…-
– Anche io-
– ….capricciosa…-
– Esigente-
– E disordinata-
– Artista-
– Strana-
– In modo positivo, quando ti si conosce, ti si distingue dalla massa.-
– Mi affeziono troppo alle persone-
– Sensibile-
– Così tutti i miei difetti sembrano pregi, non è giusto- era incantata, non li aveva mai visti sotto quella luce.
– Te l’ho detto, tu sei perfetta. Perfetta per me-
Lei lo attirò a se e lo baciò, Andrea la abbracciò e la strinse a lui tanto da non riuscire quasi a respirare, ma l’unica aria di cui aveva bisogno era la sua.
– Devo dirti una cosa- disse lui sorridendo.
– Dimmi-
– Ok, però non voglio sembrarti deficiente.- lei annuì – Sai che conoscendoti mi sono accorto che eri simpatica, intelligente, che sapevi fati valere, che eri bella, che mi piaceva stare con te. Mi divertivo, ridevamo, scherzavamo, ci prendevamo in giro, mi rincorrevi, mi facevi il solletico, mi piaceva in un cero senso giocare con te. Se non c’eri mi mancavi, mi mancavi davvero perchè volevo vederti, mi piaceva guardarti e tenere lo sguardo fisso sui tuoi occhi quando ti accorgevi che ti stavo osservando. E poi mi sono accorto che ero totalmente confuso quando ti vedevo sorridere, sorridevo anch’io e non sapevo il perchè.-
– E’ la cosa più bella che mi ha mai detto- lei sorrise e poi lo baciò per un tempo indefinito, che voleva non finisse più.
– Fra 3 settimane parto, volevo dirtelo prima, ma non ci sono riuscito- le disse infine lui.
– Per dove? Per quanto?- chiese allarmata lei, era da così poco che si erano trovati ed era già l’ora di separarsi?
– Vado in Sicilia, dai miei nonni. Torno a settembre, quattro giorni prima che inizi la scuola. Non c’ero mai andato per così tanto tempo, ma avevo voglia di partire, volevo staccarmi da tutto e da tutti. Volevo andarmene per un po’ ed ero sicuro che nessuno avrebbe sentito la mia mancanza. E poi…- lui si fermò per una attimo di parlare, scrutando il viso di lei – sei arrivata tu che mi hai confuso, di nuovo, tanto da farmi quasi annullare tutto, non volevo lasciarti qui, non volevo partire senza di te perchè se non fosse stato per te, ti giuro, sarei già in Sicilia.-

Lei non sapeva cosa dire, era confusa, forse, non lo sapeva. Dall’espressione del suo viso non si intuiva niente, di quello che potesse pensare, provare.
Così lui riprese a parlare con voce sempre più insicura- E’ questo il problema di avere amici, un’ex ragazza perfetta, quando esci tu dagli schemi, non ti senti più parte di niente…-
Lei annuì ancora confusa.
-Voglio dirti una cosa io adesso, ma può sembrarti tremendamente stupida- disse lei con la voce che quasi tremava.
Lui si voltò a guardarla dritta negli occhi, non sapeva che cosa aspettarsi e poi le rispose
– Dai Jeje dimmi-
– Non voglio sprecare un solo minuto di queste tre settimane, nemmeno un secondo a partire da adesso- e lo baciò.
Lui fu sorpreso, non aveva detto niente riguardo al viaggio, ma almeno non l’aveva presa male.
– Ti voglio- le disse improvvisamente lui.
– Zitto e baciami, che tanto sono già tua, finchè lo vorrai- gli rispose lei mentre un brivido di eccitazione le saliva lungo la schiena.
– Mi ami?- le chiese lui.
– Mi ami?- gli rispose lei.
– Sì- risposero in coro e poi si sorrisero.
-Hai questo strano potere di non farmi capire più niente, di mandare il mio cervello in tilt e permettergli di pensare solo il tuo nome –
– Allora non partire, resta qui con me-
– Devo partire, non ripetermelo più o rischio davvero di cambiare idea-
– Lo sai che il mio cuore urla di trattenerti qui e la mia mente mi dice di lasciarti partire. Cosa devo fare?-
– Quello che pensi sia giusto-
– Non sono mai stata brava a scegliere la cosa giusta, comunque parti, ma sappi che mi mancherai tantissimo-
Lui sorrise -Abbiamo ancora tre settimane da passare insieme, non sprechiamole a parlare, sarebbe da stupidi-
Lei rise, non c’era più niente, nessuno che potesse fermarli ora.
Non passarono due minuti che i loro vestiti erano già sul pavimento.
E si baciarono una, cento, mille, diecimila volte, i loro respiri si unirono e le anime diventarono una sola.
Erano solo loro e speravano in un impossibile “per sempre”, come nelle fiabe.

To Be Continued…

TESTI E TRADUZIONI © RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi su:
  • Google+

Commenti ( 23 )

Lascia un commento

Scrivendoci il tuo indirizzo e-mail potrai lasciare un commento al post
Per conoscere come saranno trattati i tuoi dati ti invitiamo a leggere l’informativa privacy pubblicata su questo sito.

:D :-) :( :o 8O :? 8) :lol: :x :P :oops: :cry: :evil: :twisted: :roll: :wink: :!: :?: :idea: :arrow: :| :mrgreen: