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Storie di Fan: Maybe – Cap. 15

Capitolo 15

Ok, è un giorno qualsiasi- si disse lei mentre entrava in classe. Un giorno qualsiasi, solo un giorno come gli altri, avrebbero solo fatto le coppie per il solito progetto annuale e lei rischiava solo di doverlo fare con Andrea. Almeno aveva ancora un po’ di tempo per pensare a eventuali colpi di scena, dovevano passare ancora due lunghissime ore, due ore di storia. Lei odia la storia, non si spiega il perchè bisogna studiarla se poi sono tutti morti! Così lascia con la mente la lezione, perdendosi nei suoi pensieri mentre scarabocchia il libro. Pensa che il primo giorno di scuola non sia andato poi così male come immaginava, ha visto le solite persone di sempre con cui ha riso e scherzato, si è seduta in banco con la sua migliore amica e doveva ammetterlo, anche se quest’anno la voglia di tornare a scuola non c’era, non c’era per niente, aveva voglia di tornare in quella stanza, chiamata classe, che le dava così tanti ricordi.
Poi aveva “ascoltato” le lezioni e aveva fatto un po’ di tutte le cose che si fanno a scuola. Eh si, li aveva anche visti baciarsi all’uscita, davanti a tutti, davanti a lei. Era come se fossero tornati indietro di un anno, quando non era successo niente, quando lui era la persona più egoista e insignificante del pianeta. Aveva sperato invano in un saluto, uno sguardo, un qualsiasi segno, aveva una speranza che, però, era appunto solo una fragile speranza.

– Jessicaaaa- le sussurrava Denise
– Jejeeeee sei viva o stai vegetando nel tuo mondo?- continuava a sussurarle.
Niente riusciva a toglierla da quella fitta rete di pensieri, niente tranne la campanella che suonò improvvisamente, squillante, anche troppo.
– Oddio e adesso??- bisbigliò all’amica
– Adesso…non lo so- rispose lei.
Un qualcosa la prendeva da dentro, un misto tra rabbia, imbarazzo, tanta ansia e forse anche un filo di amore, e che le risaliva rischiando di scoppiare da un momento all’altro.
– Sei agitata?- le chiese Gloria fissandola con i suoi occhioni verdi.
– Oddio, Glo non immagini quanto- le rispose
Vennero fatti spostare tutti nell’aula riunioni, come la chiamavano e le coppie venivano fatte a estrazione, così non c’erano lamentele. E lo vide, il cuore fece un balzo, era ancora più bello di quanto ricordava, di quanto cercava di ricordare, ma doveva ammettere che anche lei quella mattina si era preparata con cura. Aveva un paio di Jeans e visto che era ancora estate una canottiera gialla, abbastanza scollata (l’aveva messa apposta) che le metteva in risalto l’ abbronzatura. Portava i capelli sciolti, che le ricadevano morbidi sulle spalle, le grandi anelle gialle come orecchini e i braccialetti estivi che si era dimenticata di togliere.

Solo dopo notò un ragazzo seduto vicino a lui, tanto bello che faceva sfigurare perfino Andrea, se li si metteva a confronto. Era nuovo perchè non l’aveva mai visto, era vestito con un paio di Jeans neri e una maglietta aderente bianca che faceva risaltare i muscoli, era alto con i capelli neri e gli occhi, per quello che si vedeva, verdi. La professoressa interruppe i suoi ragionamenti iniziando a urlare -Ragazzi seduti e silenzio- aspettò che gli studenti le ubbidirono poi continuò -Allora come sapete faremo questo progetto a coppie, visto che è molto lungo e dovrà essere presentato fra un mese. Vi verrà data una valutazione che inciderà parecchio con il foto finale quindi, onde evitare altre inutili chiacchere, iniziamo a estrarre le coppie-
Gli studenti fremettero dall’agitazione, lei incrociò le dita e si voltò a guardare Andrea e per un momento le sembrò di vedere che anche lui stesse facendo lo stesso.
– Donati Elisa-
– Marini Marco-
-eccolo come si chiama, possibile che doveva capitare proprio a lei- pensò.
– Zilla Denise-
– Murati Matteo-
La solita fortuna che hanno quei due.
Man mano che le coppie venivano estratte il suo cuore aumentava la velocità. Ne rimanevano solo due, chiuse gli occhi. Non voleva, anzi sì che lo voleva, ma sarebbe stato peggio se avesse dovuto sopportarlo per un altro mese.
– Balli Jessica-
– Roia Andrea-
-Noo- sibilò facendo voltare alcuni compagni a guardarla.
Come era possibile che su 50 persone fossero finite proprio loro? Come poteva succedere? Era sicura di essere finita in un sogno, ma se fosse stata la realtà non si sarebbe fatta convincere di nuovo da lui, da tutte le cose belle che amava di lui, si sarebbe mostrata indifferente.
L’unico lato positivo che trovava era che sarebbe stato costretto almeno a guardarla, questo le diede un certo senso di soddisfazione.
– Allora, ragazzi- tuonò di nuovo la voce dell’insegnante – il resto delle ore di oggi potete passarle a organizzarvi e per iniziare, poi vi daremo qualche altra ora la prossima settimana, ma vi dovrete trovare anche fuori da scuola. Adesso cominciate pure.-
-Vi dovrete trovare anche fuori da scuola- questa frase le suonò nella mente come una minaccia, una terribile minaccia invece che un semplice annuncio.
Si fece coraggio e si avvicinò sempre tenendo una lunga distanza, non lo guardava, non voleva guardarlo. Si spostò una ciocca di capelli dal viso presa dall’agitazione, strappò un foglio dal quaderno e scrisse “Ce lo dividiamo, tu la tua parte io la mia. Qualche giorno prima della consegna ci scambiamo le parti in modo da ricontrollarle. Ma soprattutto non dobbiamo trovarci fuori da scuola e non siamo costretti a parlare.”
Lui prese la matita e rispose “Jessica non fare così”
Ma da quale parte del cervello gli era spuntata la frase “non fare così”? -idiota- pensò
-Io faccio come mi pare, voi la prima metà o la seconda?-
Lui fece un ghigno. “Quella che ti pare. Non me ne frega un cazzo!”
– Fottiti- gli disse abbastanza forte, un paio di studenti si voltarono a guardarli.
– Prima tu, stronza- rispose di rimando lui
– Da quando sono io la stronza?-
– Fammi pensare per bene, da sempre-
– Vaffanculo, sei un idiota-
– Io? Dimmi il perchè? – le chiese lui con un ghigno di sfida.
Esplose, come si permetteva di trattarla così?
– Perchè? Perchè l’unica cosa che sai dirmi è mi sono innamorato. Ma ti rendi conto che non ha senso? E tutte le stronzate che dicevi?- iniziò a imitare la sua voce – Ti amo. Ti amo come non ho mai fatto prima perchè tu sei questo, tu sei quell’altro. Ma forse hai ragione tu, sono io quella che ci ha creduto, quella che si è fatta convincere.- sempre più ragazzi iniziavano a guardarli. -Perchè non sei tu quello che ha aspettato 2 mesi che tornassi, quello che dopo tutto questo tempo è venuto all’aeroporto e ti ha trovato con un’altra? Non sei tu quello che ci credeva e ogni volta che qualcuno pronunciava il tuo nome sorrideva come un ebete. Non sei tu quello che dopo 3 mesi si è sentito dire solo scusa ma io mi sono innamorato e non ho avuto neanche la decenza di avvisarti-
-…- lui non sapeva cosa dire, stava balbettando qualche incomprensibile parola.
– Ci sono problemi, Jessica?- si sentì chiedere dalla voce della professoressa alle sue spalle.
– Sì- rispose, era infuriata, era esplosa la bomba e adesso nessuno poteva più fermarla -penso che non potremmo mai andare d’accordo-
-Roia anche lei vorrebbe cambiare compagna?-
– Sì- rispose lui.
– A questo punto ci sono altri che vorrebbero cambiare compagni?-
Sia Elisa che Marco alzarono la mano.
– Ok, allora Jessica con Marini Marco e Elisa con Roia?- chiese l’insegnante.
Ci fu un momento di silenzio nel quale tutti e quattro gli sguardi si incrociarono.
– Perfetto- risposero poi in coro.
Era, da un certo lato, soddisfatta perchè era riuscita a dirgli tutto ciò che pensava anche se urlandolo davanti a 2 intere classi e perchè era riuscita a togliergli quel ghigno strafottente dalla faccia.
E cambiò posto, spostandosi, gli pestò di proposito un piede, per attirare la sua attenzione mentre con le labbra diceva “1 pari”, lui subito di rimando le rispose “Intelligente…” poi fece per dire qualcosa, ma arrivò Elisa e lui smise di parlarle.
Non sapeva perchè, ma improvvisamente non si sentì più potente come pochi secondi prima, era di nuovo debole e vulnerabile. Così posò la sua roba nella nuova postazione e chiese -Mi scusi, posso uscire un attimo?-
– Va bene- annuì l’insegnante.
C’era un solo posto a scuola in cui si sentiva libra, uno strano stanzino di cui la maggior parte degli studenti ignorava l’esistenza e che sembrava un deposito di un liceo artistico perchè c’erano montagne di quadri, disegni, sculture. Si appoggiò al muro e di colpo, senza sapere il perchè iniziò a piangere, sperando che nessuno la sentisse. Pochi secondi dopo sentì aprire la porta, si nascose nell’ombra dietro alla tenda per evitare di essere scoperta, ma si espose un po’ per vedere comunque chi era.
Marco, cosa ci faceva qui? Per la prima volta sentì la sua voce -Lo so che sei qui, ti dispiace venire fuori?- Si asciugò le lacrime e uscì dal suo nascondiglio.
-Come facevi a sapere che ero quì?- chiese curiosa.
– Boh cercavo il bagno, ma essendo nuovo mi sono perso- ammise passandosi una mano tra i capelli neri -e poi ti ho visto sbirciare da dietro la tenda.
– Ah, comunque il bagno è in fondo al corridoio poi a destra-
– Fa niente, adesso torniamo in classe che è meglio!- disse lui.
Lei sorrise e annuì.
Appena tornati, lei strappò un foglio e scrisse -Jessica, piacere.-
Prese una penna dall’astuccio e rispose -Marco, piacere. Scusa se sono indiscreto, perchè piangevi?-
– Stronzo- rispose lei, disegnando una freccina che indicava Andrea.
– Ah capisco. Comunque per il progetto facciamo che ce lo dividiamo, così non dobbiamo trovarci fuori da scuola?-
-Oh- disse lei un po’ delusa -va bene. Io faccio la prima parte!-
-Ok perfetto. Adesso possiamo anche smettere di parlare, fa come se non ci sia mai stata questa conversazione, fai finta che non esista. Io non sono un tipo consigliabile con cui parlare, di solito.-

To Be Continued…

TESTI E TRADUZIONI © RIPRODUZIONE RISERVATA

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