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Storie di Fan: Maybe – Cap. 17

Capitolo 17

Scuola, scuola, scuola, compiti, compiti e ancora compiti. Ormai le giornate procedevano lentamente e senza nessun avvenimento spettacolare. Non che la sua solita vita non le piacesse, anzi, però si sa che dopo un po’ la solita rutine quotidiana annoia. Voleva solo qualcuno che scuotesse un po’ la normalità, come quando al posto del solito e troppo caldo sole si ha voglia di un temporale o anche solo di una pioggia, così solo per cambiare aria. Come quando si vuole partire senza una meta solo per viaggiare.
Quel giorno doveva lavorare al progetto in classe, così alla seconda ora si sedette vicino a Marco, che per fortuna non sapeva niente dell’ultima visitina a casa sua.
– Ehy, Jessica- la salutò
– Hey, sei resuscitato dall’oltretomba?- chiese lei scherzando.
– Quasi! Perchè, ti sei accorta che mancavo?- le chiese lui scherzando a sua volta.
Lei arrossì di colpo, insomma lo aveva cercato…perchè…perchè lo aveva cercato? Il suo era solo un modo di dire, non era seria, solo un modo per fare conservazione.
– Emmh- balbettò- sì, l’ultima volta non c’eri-
– Ah si immaginavo-
– Voglio partire- sbuffò a un certo punto lei, interrompendo il silenzio.
Lui sorpreso rispose – Se parti io vengo con te-
– Ok- rispose lei felice mentre sorrideva.
– Hai già in mente una meta?- le chiese lui mentre estraeva dallo zaino una cartina.
– Ma mi leggi nel pensiero? Cosa te ne fai di una cartina? Comunque non lo so-
– Ahh segreto. Magari un giorno te lo svelerò. Forse.-
– Misterioso il ragazzo- disse lei ridendo.
– Se ti va tieni questo- le disse sorridendo a sua volta, porgendole un libricino. Era piccolo, ma abbastanza spesso, era di un colore giallo accesso. Sembrava prezioso, ma questa era solo la sua impressione.
Lei lo guardò con aria interrogativa.
Lui capendo al volo continuò – è una guida per tutte le più belle città europee, ne scegli una, poi un giorno ci vediamo e decidiamo quando e come partire-
Lei sorrise, era un sorriso diverso. non il solito, era più luminoso e profondo.
-Grazie- rispose- prometto che appena arrivo a casa lo leggo-
– Tranquilla hai tutto il tempo che vuoi. Perchè mi dà l’impressione di essere più una fuga che un semplice viaggio?- le chiese infine.
Colpita e affondata. Voleva fuggire, anche se non sapeva bene da cosa o sa chi. Voleva “staccare la spina per un po’” e vedere a chi sarebbe mancata, chi e cosa le sarebbero mancati.
– Potrei dire la stessa cosa di te- disse lei evitando la domanda.
– Potresti. Ma non hai risposto alla domanda- Lui sorrise.
– Direi che dobbiamo andare avanti, se no non finiamo più- rispose iniziando a lavorare per la prima volta da quando si erano seduti.
Calò il silenzio. Lei si sentì leggermente in colpa per aver interrotto la loro prima vera conversazione, così disse, passandosi una mano tra i capelli – Hai ragione, in un certo senso, voglio fuggire-
Lui, sorpreso, sorrise – Lo immaginavo-
E tornò di nuovo il silenzio.

Qualche minuto dopo era già ora di andare a casa, lei non vedeva l’ora di leggere quel libro. Voleva sapere tutti quei segreti, come li chiamava lui.
Ma appena arrivata decise prima di provare un’altra strada, cercò su Google il suo nome.
Non era delusa, ma non c’era niente di speciale. Insomma, la foto della squadra di calcio in cui giocava qualche anno prima, un paio di risultati di gare dove si era classificato ai primi posti.
Così decise di tentare un’altra strada, lo cercò su facebook. Pensava, anzi era quasi sicura, di non trovarlo, ma a volte scopri tante cose di una persona proprio grazie al suo profilo.
Non c’era. Però vide uno stato che la incuriosiva, anche se si trattava di tutt’altro. Elisa scriveva “E Stasera sarà la grande serata” taggando Andrea.
Ok ci aveva provato, lo sapeva che non doveva guardarlo, lo sapeva che la fitta allo stomaco sarebbe arrivata, la testa si sarebbe riempita di migliaia e migliaia ricordi, nella sua mente avrebbe ricominciato a gironzolare il suo nome, forse non voleva davvero dimenticarlo come aveva sostenuto fino a qualche momento prima.

Era ovvio, c’era il suo fidatissimo foglio di word dal nome impronunciabile che la aspettava. Aspettava quelle parole che ancora non era pronta a scrivere, quelle che avrebbero dovuto liberarle, almeno un po’, la mente.

“Starò bene, forse non oggi, non domani, ma mi passerà. Sì, prima o poi passerà, il mio cuore non batterà più a 1000 km orari quando ti vedrò, smetterò di sorridere come una deficiente ogni volta che parlo con te, non starò più male vedendoti con Lei, non mi infastidirà più vedere che quello che facevi con me adesso lo fai con Lei, mi passerai davanti e non mi interesserà salutarti e fermarmi a parlare, spero che tutto questo arrivi presto. Sai com’è, sono io che ci sto male…ma perché non riesco a odiarti? Dicono che al primo amore si perdona tutto, cioè non voglio dire che tu sia il mio primo amore, ma sei la prima persona della quale mi sono innamorata veramente, non è stato il solito colpo di fulmine, non il solito “è un bel ragazzo, mi piace”, ti ho dovuto prima conoscere, passare del tempo con te…e poi mi sono fottutamente accorta che avevo voglia di vederti, che adoravo il tuo sorriso, che qualche tua parola giusta o sbagliata era capace di cambiare il mio umore, che se sentivo il tuo nome pronunciato da qualcun altro mi sentivo chiamata Io, che eravamo persone completamente diverse che insieme si divertivano, che riconoscevo la tua voce tra tante, che adoravo tantissimo il tuo profumo, che avrei voluto abbracciarti in eterno per poterlo tenere sui vestiti. E poi scusa mi spieghi Lei cosa cazzo ne sa? Cosa cazzo ne sa di te?

Beh se non altro adesso stava meglio, ma si era completamente dimenticata del libro di Marco. Così presa dal panico corse fino allo zaino e ne estrasse il libro, si stese sul letto e iniziò a leggere.
Era come una piccola guida, ok questo già lo sapeva, alla fine di ogni città c’era una busta e visto che la prima in ordine era Madrid aprì quella. Dentro c’era una foto, una polaroid, che raffigurava una ragazza, alta, bionda, con un fisico mozzafiato e girandola c’era riportata una data. Non capendo andò avanti, dentro ogni busta trovò la foto di una ragazza con una data scritta sul retro. Sempre più confusa aprì l’ultima busta della città di Roma che al suo interno conteneva parecchie foto e anche qualche foglio scritto. Le prime erano di Veronica, erano di quel giorno in cui lei e le amiche l’avevano vista da lui. Le costava ammetterlo, ma erano belle e anche molto. Le ultime invece…
– OH MAMMA MIA- urlò da sola, sembrando un’idiota. La prima raffigurava lei al mare alla festa che aveva organizzato Denise. Ma lui c’era e l’aveva fotografata? Possibile che non si ricordasse niente?! Dietro aveva scritto con un imppeccabile calligrafia: ragazza misteriosa.
La seconda era sempre lei, però il giorno in cui avevano fatto le coppie per il progetto e questa volta dietro c’era scritto “lei si chiama Jessica.”
L’ultima invece era di quando l’avevano spiato dalla finestra, le aveva viste? Si ovvio, se l’aveva fotografata, oh che figura! “il tuo scatto migliore” riportava scritto dietro seguito da un numero di telefono.

Era ancora leggermente shoccata, ma non le importava, un po’ sì, prima però voleva andare avanti. Chiamò il numero, era un messaggio registrato che ripeteva in continuazione un indirizzo, lo scrisse e si precipitò al pc per cercarlo. Era un indirizzo di Londra, qualcosa non le quadrava insomma era tutto così chiaro fino a quel punto. Poi si ricordò del libro giallo, lo aprì e nella pagina dedicata a Londra quell’indirizzo corrispondeva ad un monumento, precisamente il Big Ben. Sotto era scritto un altro indirizzo, di Madrid, era di un museo che si collegava a sua volta a un indirizzo di Parigi, una piazza. Una vera caccia al tesoro. Le piaceva! Era la cosa più eccitante che le era capitata nell’ultimo periodo, positivo no?

Era arrivata all’ultimo indirizzo, questa volta erano solo due numeri, due insignificanti numeri. Aveva girato mezza Europa, per cosa? Solo due numeri? Non era possibile. Ricontrollò, dieci, cento volte, ma niente.
Così inserì le cifre su Google…Certo! Erano coordinate, come aveva fatto a non pensarci prima! Stupida, stupida- si ripeteva- erano di un palazzo di Roma, controllò l’ultima volta nel libro e ottenne un numero che chiamò e nel sentire la voce di Marco, si sentì sollevata e felice, incredibilmente, inspiegabilmente felice -Pronta, stasera alle 9. Ho un posto da farti vedere, anzi tu devi assolutamente vederlo-
Aveva vinto, in un certo senso, non vedeva l’ora che arrivasse l’ora X.
Poteva finalmente rilassarsi, così si buttò sul letto, prese un foglio e disegnò la prima cosa che le venne in mente: CUORICINI!

To Be Continued…

TESTI E TRADUZIONI © RIPRODUZIONE RISERVATA

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