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Storie di Fan: Screaming

Prologo

Ogni volta che un bambino nasce né lui né i suoi genitori sanno dove la vita lo porterà. Lo fissano lì chiedendosi se diventerà mai un presidente o un astronauta. Certo talvolta ci sono delle eccezioni! Il padre di una mia amica, ad esempio, sostiene di aver “sentito” pochi giorni prima che nascesse la sua bambina che questa avrebbe portato nel mondo la speranza e questa idea lo ha condizionato tanto che l’ha chiamata Destiny Hope! (E forse non ci è andato così lontano!)
Chissà se il mio ha mai sentito qualcosa…probabilmente era troppo intento a litigare e litigare con mia madre o troppo sbronzo per farlo.
Comunque, anche se i miei non lo avevano capito, io sapevo che il mio destino era quello di cantare. L’ho capito dalla prima volta in cui mi sono esibita nella recita scolastica, dalla prima lezione di canto, dalla prima volta che sono andata sul set di Barney & Friends. Certo mai avrei immaginato il resto!
Ho attraversato una strada buia per la maggior parte della mia vita, un baratro pieno di disperazione, solitudine e paura, ma ho imparato a portare con me una torcia che riesce a guidarmi attraverso le tenebre.
E ora fissando la debole luce della torcia ho capito il motivo per cui Dio mi ha donato questa voce! Così posso raccontare al mondo la mia storia, per dimostrare che si può cadere e rialzarsi…come un Grattacielo! (Lo so è squallida, ma non potevo non dirlo!)
E allora ho deciso di comporre questo memoriale dei miei giorni passati in clinica: un diario di viaggio che mostra la paura, la rabbia, il dolore, ma anche il sollievo, la speranza e la serenità.
L’obiettivo è quello di non dimenticare e di trasmettervi la stessa forza che voi trasmettete a me.

Screaming
A story by la.mitica.miley.cyrus


-Capitolo 1-

Mi svegliai nel mio letto come ogni mattina. Mi alzai e mi sedetti sul letto passando nervosamente le mani tra i capelli. Sapevo infatti che quella non era una mattina come le altre.
Fissai la mia immagine allo specchio e ne rimasi impressionata: gli occhi erano gonfi e sottolineati da occhiaie profonde. Il perché lo sapevo. Avevo infatti trascorso la notte a piangere e a rimuginare su ciò che avevo fatto. Io, la dolce Demi Lovato, avevo sferrato un pugno contro il viso della mia amica Alex.
-Perchè lo hai fatto?- domandai all’immagine dello specchio.
La ragazza allo specchio non rispose ed io la osservai. Guardai le sue cicatrici, le sue lacrime e la sua rabbia.
-Quella non sono io!- gridai e buttai la spazzola contro lo specchio. Questo si ruppe in mille pezzi che caddero sul pavimento. La mia rabbia era esplosa di nuovo…cosa altro avrei resistito?
Mentre osservavo i frammenti di vetro la porta dietro di me si aprì. Io chiusi gli occhi e desiderai che chiunque fosse se ne andasse presto. Non volevo che qualcuno mi vedesse così fragile. Tuttavia un profumo investì la stanza, era familiare e così rassicurante.
Aprii gli occhi e mi voltai.
-Mamma…- sussurrai.
-Demetria, cara figlia mia- disse abbracciandomi.
Appoggiata al suo petto piansi senza versare lacrime dato che le avevo esaurite già quella notte.
-Sei venuta per portarmi via?- le chiesi guardandola negli occhi.
Lei distolse lo sguardo dai miei occhi color nocciola e le parole le si fermarono sulle labbra.
-Lo sapevo- gridai -Io non voglio andarmene. Questo è quello che mi piace fare…e lo sai come è il mondo dello spettacolo…se lo lascerò non potrò tornarci mai più-
-E allora cosa vuoi fare? Continuare a distruggerti e farti del male pur di andare avanti? Non te ne rendi conto? La tua non è una vita, è una sopravvivenza-
Io la guardai sorpresa e mi sedetti sul letto. Lei si accomodò accanto a me.
-Non so quali problemi tu abbia e perché non vuoi parlarmene, ma io credo che sia il momento di affrontarli-
Poi si alzò e si accinse ad uscire dalla porta. Arrivata sulla soglia mi fissò con uno sguardo dolce e mi disse: -Indovina chi vuole vederti!-
Io la fissai e vidi sbucare due teste a me familiari. Entrambe avevano i capelli castani ed uno sguardo preoccupato.
-Dallas, Maddy- gridai correndole incontro e abbracciandole.
-Possiamo sederci?- mi chiesero ed io annuii. Così ci accomodammo tutte e tre sul letto.
-Dem, mamma vuole portarti in un centro specializzato per problemi dei giovani- mi disse mia sorella maggiore -Credo che dovresti andarci-
-Perché? Io non sono malata!- gridai
-No…che non lo sei. Lo sappiamo, ma crediamo anche che forse loro potranno aiutarti a stare meglio-
-Ma capite che se entrassi lì dentro la mia vita sarebbe finita? Nessuno si ricorderebbe di me e tutto questo finirebbe!-
-Non credo…sono certa che i tuoi fan non ti dimenticheranno- mi disse Madison guardandomi dolcemente.
-Voi credete che dovrei…?-
Loro annuirono.
In quel momento capii che nonostante avessi paura e odiassi già quel posto non c’era altro posto in cui dovessi andare.
Mia madre e il mio patrigno entrarono e anche loro si sedettero sul letto.
-Demi c’è un aereo che ti aspetta, se vuoi prenderlo- mi disse lui.
Io mi alzai e sussurrai: -Mi aiutate a fare le valigie?-
Loro si alzarono e dopo avermi abbracciato mi aiutarono a riempire i borsoni.
Quando uscii dal caravan tenni lo sguardo basso cercando di evitare gli sguardi dei suoi colleghi. Stretta in un enorme cappotto di pelliccia correvo più veloce che potevo e in pochi minuti fui dentro l’auto di mia madre.
L’auto partì e mi portò in aeroporto. Qui dopo essere scesa mi feci strada tra i paparazzi e mi recai a fare il check-in.
Salita sull’aereo osservai la città diventare sempre più piccola fino a sparire.
-E’ finita- sussurrai paragonando la mia vita a quella città ora nascosta dalle nuvole.
Mia madre cercò di afferrare la mia mano ma io la schivai.
No, non la odiavo. O meglio non odiavo solo lei, odiavo il mondo intero.

To Be Continued…

TESTI E TRADUZIONI © RIPRODUZIONE RISERVATA

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