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Storie di Fan: Screaming – Cap. 3

Capitolo 3

Entrammo nella stanza. Era un grande salotto di stile più moderno. Delle poltrone circondavano tutto il perimetro della stanza e al centro di questa vi era un enorme televisore al plasma. Delle piccole finestre occupavano le quattro pareti. Sembrava più la carrozza di un treno che un salottino. Mia madre si sedette su una di quelle poltroncine ed io la imitai. Accanto a noi si sedette anche l’infermiera.
I suoi occhi erano fissi su di me. Il mio sguardo era basso: preferivo evitare i suoi occhi indagatori. Nonostante non li vedessi, li percepivo e l’agitazione mi pervadeva il corpo. Le mie mani tremavano senza controllo e allora cercavo di nasconderle tra le gambe. Il mio respiro era affannoso: il mio petto si gonfiava e si svuotava senza sosta. Il sudore mi imperlava la fronte e la saliva mi si era seccata in gola.

Non ce l’avrei fatta a parlare lo sentivo. Non avrei nemmeno emesso un suono.
-Demi, vuoi che apra un po’ la finestra? Hai una bruttissima cera- mi chiese mia madre ed io annuii.
Basta, non riuscivo a fare altro: annuire e fare uno stupido sorriso che ormai non convinceva più nessuno.
Neanche me.

-Allora signorina, di cosa ci vorrebbe parlare?- mi chiese l’infermiera
Guardai le sue labbra coperte da un lucidalabbra fucsia curvarsi in un sorriso finto, meno convincente persino del mio!
La paura investì il mio corpo e cominciai ad ansimare.
-Io…io…non ce la faccio!- gridai alzandomi.
La mia voce risuonava nella stanza vuota. Era il grido di una ragazza disperata che aveva bisogno di aiuto ma non aveva abbastanza fegato per alzare la voce.
Mia madre si alzò e si avvicinò a me. Mi appoggiò una mano sulla spalla e mi guardò con uno sguardo deluso.
Lei provava risentimento e odio verso sé stessa: aveva scoperto che di sua figlia non sapeva praticamente nulla!
La sua cara Demi era per lei una vera e propria estranea: non conosceva le sue sofferenze, non aveva potuto asciugare le sue lacrime né ascoltare le sue grida.
Vedevo i suoi occhi lucidi e capivo la sua sofferenza. Avrei voluto alleviarla dicendole che le volevo bene e che se lei era all’oscuro di tutto la colpa era mia. Ero io che avevo fatto di tutto per restare sola con i miei problemi. Tuttavia non riuscivo ad emettere alcun suono, così distolsi lo sguardo dai suoi occhi e seguii l’infermiera fuori da lì. Lei ci condusse di fronte ad una porta di mogano. La aprì ed entrammo in una stanza enorme in cui vi erano cinque letti e tre armadi, stop. Solo questo. Le pareti erano bianche e delle finestre illuminavano la stanza. Per il resto era una squallida camera da letto.

-Qui dormono le ragazze?- chiese mia madre sorpresa
-Si, qui vivono lontano da tutti e da tutto-
-E’ una sorta di cella di isolamento?- chiesi terrorizzata.
-Più o meno, ma non sarai da sola- mi rispose indicando le ragazze sedute sui letti.
-Vuol dire che io dormirò qui?-
-Si e a questo proposito dovresti darmi tutti gli “aggeggi elettronici” che hai-
-Ma…?- provai a controbattere, ma mia madre mi lanciò un’occhiataccia.
Infilai le mani in tasca e ne estrassi un cellulare e un’Ipad. Dopo averli guardati li consegnai alla donna.
Mia madre mi guardò e sussurrò: -Ora…è il momento…io, io tornerò a trovarti domani- disse con la voce rotta dal pianto.
-Che cosa credi che io sia, un cane che hai portato in canile? Credi che domani ti correrò incontro facendoti le feste? No…non lo farò-
Afferrai la mia borsa e la gettai al lato del mio letto. Poi mi distesi su questo e mi misi a fissare il paesaggio fuori dalla finestra. Era scoppiato un violento temporale e le gocce avevano bagnato il vetro. Toccavo la finestra e scrivevo con le dita due parole: Stay Strong.

Si, dovevo restare forte perché prima o poi la situazione si sarebbe risolta ed io mi sarei svegliata da quell’incubo. Lo sentivo. Le lacrime mi attraversano il viso e i miei gemiti uscivano dal petto provocando un suono strozzato. Quel rumore mi assordava rimbombandomi nelle orecchie. Dovevo coprirlo!
Così anziché emettere gemiti, emisi acuti, melodiosi e splendidi. La mia disperazione si era trasformata in un’indescrivibile armonia.

To Be Continued…

TESTI E TRADUZIONI © RIPRODUZIONE RISERVATA

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