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Storie di Fan: Screaming – Cap. 6

-Capitolo 6-

Ero seduta su una sedia con le cuffie dell’Ipod nelle orecchie. La splendida voce di Kelly Clarkson mi cantava di essere “Stronger”.

What doesn’t kill you makes you stronger
Stand a little taller
Doesn’t mean I’m lonely when I’m alone
What doesn’t kill you makes a fire
Put that thing on ligher
Doesn’t mean I’m over cause you’re gone

Sembrava darmi una lezione di vita. Mi diceva che ciò che non mi uccideva non faceva altro che rendermi più forte.
-Lo spero- pensai ad alta voce.
-Che cosa stai ascoltando?- mi chiese Mya.
-Stronger, di Kelly Clarkson-
-Uh, è uscita da poco, vero?-
-Yes- le dissi sorridendo.
-Tra quanto, la visita di tua madre?- mi chiese Mark
-10 minuti- risposi guardando distrattamente l’orologio.
Sbuffai e mi alzai dal divano nervosa. Ero davvero terrorizzata dal fatto che a breve sarebbe arrivata mia madre e davanti a lei avrei dovuto provare a mangiare un intero pasto.
Mi passai le mani tra i capelli e sussurrai avvilita: -Non ce la farò, lo so, e dovrò vedere di nuovo la delusione nei suoi occhi-

Mi sedetti su una sedia davanti ad un tavolo apparecchiato. Tre infermiere mi fissavano aumentando il mio imbarazzo. Abbassai lo sguardo osservando il piatto pieno di spaghetti.
Era fin troppo colmo e cominciavo a temere che non sarei riuscita a mangiarne nemmeno qualche boccone.
Mia madre fece il suo ingresso nella stanza e mi guardò mentre arrossivo e tremavo.
-Ma perché la guardate come se stesse facendo un esame? Se mi permettete, credo che riuscirei a trovare un modo per farla sentire a suo agio-
Uscì un secondo dalla porta e rientrò seguita da tutta la mia famiglia: le mie sorelle e il mio patrigno.
Tutti si sedettero al tavolo accanto a me e si fecero servire un piatto di spaghetti.
-Cominciamo il nostro pranzo di famiglia- annunciò mia madre.
I miei familiari cominciarono a mangiare parlottando tra di loro. Sostituivano le parole ai bocconi mentre li osservavo e cercavo di imitarli.
Immersa in quell’atmosfera così intima e familiare provai ad ingerire un po’ di spaghetti. Li ingerii chiudendo gli occhi e mi meravigliai quando notai che non avevo neanche un accenno di nausea. Un’espressione serena si dipinse sul mio volto e la mia famiglia se ne accorse, così decise di coinvolgermi nella conversazione.
-Qui, c’è qualche novità?- mi chiese Paul.
-Si, la settimana prossima organizzeranno una festa di Halloween. Hanno detto che dato che siamo qui, tanto vale divertirci-
-Mi sembra un’idea splendida!- esclamò mai madre -e in cosa consisterà la festa?-
-Bè non ci sarà molto, perché dovremo organizzarla noi e non disponiamo di molte cose. Credo che ci sarà del cibo e un po’ di musica-
-Mi sembra abbastanza- mormorò Dallas sorridendo.
-Già-
E con naturalezza ingerii un altro po’ di pasta. Tra una chiacchiera e l’altra continuai a mangiare finché non mi sentii piena.
Guardai il piatto e rimasi stupita: ne avevo mangiato metà!
Le infermiere guardarono allibite insieme a me e si complimentarono con mia madre.
Era assurdo come fosse bastata un’atmosfera serena per aiutarmi.
Ripensai ai miei ultimi pranzi di famiglia e non ne ricordai nessuno.
-Ma ho mai avuto un vero pranzo insieme alla mia famiglia?- mi chiesi
No…in realtà no. Con una scusa o con l’altra avevo sempre evitato quel momento così “terribile” in cui i miei genitori mi avrebbero obbligato a mangiare tutto.
Ora invece mi era apparso una circostanza così magica, l’unico istante in cui tutti si riunivano e parlavano della loro giornata.
Risi del fatto che solo allora avevo cominciato ad apprezzare ciò che avevo sempre ignorato.
Forse quella clinica non era poi così inutile!

To Be Continued…

TESTI E TRADUZIONI © RIPRODUZIONE RISERVATA

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