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Storie di Fan: Screaming – Cap. 7

-Capitolo 7-

Mancavano poche ore alla festa di Halloween e avevamo tante cose di cui occuparci. Prima tra tutte la musica.
-Ragazzi…non ci siamo! Non si può fare una festa senza musica!- esclamai
-Lo sappiamo, ma la radiolina della mensa non può bastare e non ci danno l’autorizzazione di ingaggiare una band- gridò indignato Ricky
-A meno che…- sussurrò poi pensieroso.
A quel punto tutti cominciarono a fissarmi.
-No- tagliai corto.
-Perché no? In fin dei conti era il tuo lavoro!- sussurrò un’altra voce.
-Io…io ho distrutto la mia voce e non credo di averne più il controllo. Ci ho già provato…credetemi- sussurrai abbassando la testa.

Odiavo deludere gli altri soprattutto quando si trattava di esibirmi, ma in quel momento non potevo davvero farcela.
Sentivo la delusione che si diffondeva nella stanza…a causa mia.
-Ma Demi, hai detto di non aver vomitato più fino ad ora-
-Lo so…ma se dovessi sentire di nuovo quel rantolo strozzato…io…non reggerei-
-Ok rispettiamo la tua scelta, tuttavia spero che tu riesca ad affrontare la tua paura.-

Paura? Io non avevo paura…io ero forte! Strinsi i pugni e ripensai alle parole di quella ragazza. Fifa? No…odiavo il suono di quella parola. A causa sua era cominciato tutto: paura di non essere accettata, di essere grassa, di non piacere agli altri, di restare da sola…
Ma quella storia doveva finire! Rivolsi lo sguardo verso quei ragazzi che contavano su di me e gridai -Ok…mi avete convinto. Rock out the show!-

Indossavo un jeans strappato e un top bianco pieno di paillettes su cui avevo messo una giacca nera. Sul viso indossavo una piccola maschera nera decorata da alcuni brillantini e una piuma.
Non facevo che passare le mani tra i miei capelli castano scuro e andare da una parte all’altra della stanza.
La tensione si stava impossessando di me e temevo che questo mi avrebbe portato ad un gesto estremo.
-Demi vieni- mi chiamarono ed io fui costretta a seguirli fino alla grande sala che era stata adattata per l’occasione. C’erano palloncini ovunque e tutti i miei amici parlavano tra di loro o mangiavano dei piccoli snack.
Salii su una piattaforma che doveva essere il palco.
Li fissai, uno ad uno, tutti contavano su di me e avevano cercato di spronarmi a dare il meglio di me, e se questo non fosse accaduto?
Cominciai a tremare davanti a loro e i miei occhi divennero lucidi.
Avevo ceduto di nuovo alla paura e mi odiavo per questo. Di nuovo.
Il mio “pubblico” cominciò a cantare:
I can’t take your hand and Lead you to the water 
I can’t make you feel What you don’t feel,
but you know you wanna Find out how to crack me 
Log in, try to hack me
 
Quella era la mia canzone! Questa cosa mi colpì così tanto che cominciai a cantare anche io con loro. Si era creato di nuovo quel forte legame che solitamente si creava con il mio pubblico.
Tante persone diverse che diventavano una cosa sola. Cominciai a cantare sempre più forte, lasciandomi trasportare dalla musica. Battevo le mani a tempo e muovevo il mio corpo.
Erano tutti gesti che ormai mi venivano spontanei perché quella era la mia vita.
Esibirmi, cantare, incontrare i fan per me era necessario come respirare!

Cantai tutta la notte mentre i ragazzi ballavano eseguendo un successo dopo l’altro: Party, Get back, Gonna get Caught, The Middle, Don’t forget.
Alla fine, esausta ma felice, mi ritirai nella mia stanza. Mi addormentai sognando il palco, il microfono, le luci, i miei fan…
E per la prima volta dopo tanto tempo mi sentii felice.
You got me smiling in my sleep

To Be Continued…

TESTI E TRADUZIONI © RIPRODUZIONE RISERVATA

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